
Il mercato italiano visto dall’estero
L'ultima puntata dell'intervista rilasciata a Economia Nordest, il periodico mensile d'informazione economica, disponibile anche in PDF.
Con DigitCom, di Marcon (VE), società specializzata nel marketing legato alle nuove tecnologie, parliamo con Paolo Goppion ed Andrea Caminiti, due dei soci fondatori della società, del mercato italiano visto dall’estero.
Una società straniera che volesse entrare nel nostro Paese, come potrebbe orientarsi nel nostro mercato?
PG: Sicuramente il mercato italiano, così come avviene spesso anche per altri, è vittima di alcuni stereotipi che lo dipingono all’estero in modo non del tutto corretto. È altresì vero che capita a volte che aziende straniere decidano di approcciare il mercato italiano nello stesso modo in cui fanno in patria, con lo stesso tipo di comunicazione, non considerando le differenze culturali e di costume che caratterizzano paesi diversi. Ho avuto modo di vedere personalmente un’azienda tedesca che pretendeva di entrare nel mercato italiano considerandolo di fatto come un land tedesco. I risultati sono facilmente immaginabili.
Questo è vero, ma le moderne tecnologie non dovrebbero essere di fatto le stesse in tutti i paesi?
AC: Le tecnologie digitali sono sicuramente le stesse nei vari paesi, soprattutto se prendiamo in considerazione l’Europa ed il Nord America. Ma queste sono uno strumento di cui si avvale la comunicazione, non sono la comunicazione in sé. Saper padroneggiare lo strumento tecnologico da solo non è sufficiente; è come se un’azienda italiana decidesse di costruire un sito web o un’applicazione per smart phone ignorando totalmente le regole che identificano e contraddistinguono il nostro mercato, i nostri consumatori.
Allora come fare comunicazione in Italia?
PG: Per fare comunicazione in Italia è necessario conoscere il nostro consumatore, capire come pensa, come sceglie, come la cultura dei consumi si sia sviluppata nel corso degli anni, quali siano i valori che vengono premiati e cosa uno si aspetta, al di là delle caratteristiche intrinseche di ogni prodotto. Nel nostro Paese spesso il contenuto emozionale ha un’importanza più determinante rispetto a quella che ha in altri paesi: per comunicare in modo efficace in Italia dovremmo capire innanzitutto come pensano gli italiani e solo “vivendoci in mezzo” si comprendono i sottili meccanismi che regolano le scelte d’acquisto. Anche la “rete” in Italia viene utilizzata in modo affine, ma non identico rispetto ad altri paesi. Saperlo costituisce un vantaggio non di poco conto!
È solo una questione di lingua e di abitudini o c’è dell’altro?
AC: La questione della lingua è spesso sottovalutata, questo è vero, ma non è tutto. Vediamo a volte traduzioni in italiano del tutto incomprensibili, ma non basta. Le è mai capitato di vedere alcuni siti web turistici stranieri scritti in italiano? Sintatticamente sono corretti, ma manca l’emozionalità, la sfumatura, la capacità di coinvolgimento, che in comunicazione è essenziale. E questo è solo il primo aspetto. Questa stessa capacità di coinvolgimento dobbiamo trovarla nella grafica, nelle modalità di utilizzo (per usare un termine facile da comprendere), in tutto il sistema globale della comunicazione. In estrema sintesi dobbiamo entrare in sintonia con il nostro consumatore non solo dal punto linguistico, ma dobbiamo essere in grado di creare una sorta di complicità: anche l’uso dei mezzi digitali non può quindi prescindere da chi è il destinatario del nostro messaggio.



